Impianti FV 'Plug & Play' o in autoconsumo totale: facciamo chiarezza con ARERA
Un recente chiarimento di ARERA mette un punto fermo sulla conformità degli impianti fotovoltaici in Italia: anche lo Zero Export richiede certificazioni e burocrazia.

Ing. Davide Acchiardi
Specialista Case Senza Gas
Riceviamo spesso richieste da chi vorrebbe installare un impianto fotovoltaico convinto che, non immettendo energia in rete, si possano saltare le procedure burocratiche o utilizzare componenti non certificati.
Un recente chiarimento di ARERA mette un punto fermo su questa questione, confermando tre pilastri fondamentali per la sicurezza e la conformità degli impianti in Italia:
1. La certificazione non è opzionale
Qualunque apparecchiatura, inclusi gli inverter, deve essere tassativamente certificata secondo la Norma CEI 0-21 (per la bassa tensione) o CEI 0-16 (per media e alta tensione).
2. L'immissione zero non cambia le regole
Anche se l'impianto è progettato per l'autoconsumo totale e non immetterà mai un singolo kWh in rete, l'applicazione del regolamento TICA rimane obbligatoria. Se c'è un punto di connessione fisico con la rete pubblica, le regole del gioco non cambiano.
3. L'unica eccezione è l'isola pura
La disciplina tecnica e regolatoria decade esclusivamente se l'impianto è connesso a un'utenza elettrica totalmente scollegata dalla rete pubblica (utenza in isola).
Perché è importante?
Installare senza seguire queste direttive non è solo un rischio normativo, ma un pericolo per la stabilità della rete e per la sicurezza del proprio edificio.
Come professionisti, il nostro compito è garantire che la transizione energetica sia rapida, ma sempre governata da standard tecnici rigorosi.
Sapevi che anche gli impianti "Zero Export" devono seguire l'iter burocratico completo?
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